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02/01/2021

L'allarme Cgil: a Trieste dal primo aprile a rischio 5mila posti di lavoro

Nel tracciare un bilancio del 2020 e impostare le attività future, la Cgil di Trieste mette al centro le tematiche sanitarie, sociali e economiche del territorio. Il 2020 è stato un anno stravolto dall’emergenza pandemica, che ha impattato a Trieste in termini pesantissimi, più che in altre zone d’Italia. Il Friuli Venezia Giulia, infatti, è la seconda regione per morti in rapporto alla popolazione, e il capoluogo giuliano ha sofferto per motivi demografici (il 29% di popolazione over 65), logistici per la presenza di moltissime case di riposo e per l’assenza di un piano pandemico strutturato nella prima ondata, che ha portato a una gestione improvvisata dell’emergenza.
Il nuovo contesto sociale frutto della pandemia, segnato da distanziamento sociale, aumento della disoccupazione, solitudini e isolamento ha messo in forte difficoltà i cittadini, e in particolare le famiglie con figli, le donne, le madri, oltre agli anziani e ai domiciliati nelle RSA, i medici e gli operatori sanitari. L’organizzazione ha risposto in maniera organica alle vecchie e nuove fragilità che riguardano il mondo del lavoro. Lo ha fatto con un’attività di rappresentanza unitaria avviata durante il primo lockdown, con la sottoscrizione il 21 aprile 2020 del protocollo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro con la Prefettura, l’Asugi, il Comune di Trieste e le maggiorir appresentanze di impresa. I dati del 2020 sono positivi, con l’organizzazione che ha retto dal punto di vista dell’erogazione del servizio, delle tutele individuali e di risposta ai cittadini con il servizio telefonico in tutta la prima fase, garantendo la sicurezza degli operatori nel sindacato e dei cittadini.
Sul fronte sindacale sono stati sottoscritti protocolli di sicurezza nelle maggiori imprese del territorio per garantire le continuità lavorative nel nuovo scenario pandemico e sono stati sottoscritti più di 500 accordi sugli ammortizzatori sociali che coinvolgono 15.000 posizioni lavorative, ma che riguardano più in generale circa 900 imprese del territorio per circa 25.000 posizioni. Per tutto il 2020 una forte azione unitaria ha portato a un confronto con Asugi per cercare di mettere al centro delle politiche socio sanitarie il rafforzamento della sanità territoriale e la capacità di risposta delle politiche di prevenzione sugli effetti della pandemia. Al Comune è stato richiesto un confronto sulle politiche di bilancio (tariffe), sociali e dell’istruzione, senza ricevere in risposta né adeguate disponibilità né realipredisposizioni al dialogo . Difficoltoso anche il confronto con l’Inps sul tema degli ammortizzatori sociali, a causa del progressivo disinvestimento da parte dell’Istituto in termini di competenze e organico sui territori.
A seguito di questi confronti, di concerto con Cisl e Uil, la Cgil ha condiviso un documento di giudizio di insufficienza delle istituzioni locali nell’affrontare la pandemia e rilanciato quattro temi di investimento sulla città: sanità, sociale, economia e scuola. Su questi quattro temi, in vista delle elezioni amministrative, la Cgil di Trieste vuole portare al centro del dibattito politico il rilancio di una città che continua a perdere cittadini e giovani e non può più permettersi di farlo. Con lo sblocco dei licenziamenti, si teme la perdita di circa 5000 posti di lavoro. La Camera del Lavoro si sta attrezzando a uno scenario di licenziamenti illegittimi e sofferenze economiche legate a rapporti di lavoro fallimentari o insufficienza finanziaria. Allo stesso tempo l’organizzazione si sta attrezzando per un’azione coordinata e territoriale sulle tematiche del lavoro a distanza, sia in termini legali che di contrattazione nei luoghi di lavoro. Il terzo punto fondamentale è la discussione attorno alle politiche attive del lavoro per governare i processi di ricollocazione.
“In questo momento straordinario è necessario un lavoro coeso di tutte le forze politiche, economiche e sociali del territorio. Saranno determinanti le scelte strategiche sul fronte sanitario, sociale ed economico per affrontare i pesantissimi effetti della pandemia - sono le parole di Michele Piga, segretario generale della NCCDL Cgil Trieste - è fondamentale una progettazione degli interventi urbanistici del Porto Vecchio. Ciò vuol dire guardare al futuro di tutta la città, e non a interventi a spot. La centralità della ricerca sarà prioritaria per governare i processi della transizione digitale e per rilanciare una nuova manifattura compatibile con l’ambiente e in stretta connessione con le attività del Porto. L’investimento sociale può essere volano economico ed elemento di giustizia sociale in questa fase”.