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01/05/2019

Primo Maggio: in cinquemila in piazza a Trieste

Oltre cinquemila persone in piazza a Trieste, quasi 3.000 a Cervignano da tutta la provincia di Udine, dove hanno sfilato come da tradizione anche i trattori della Confederazione italiana agricoltori, 1.500 a Gradisca d’Isonzo, oltre 500 a Pordenone per un Primo Maggio baciato dal sole, che ha favorito una grande partecipazione alle manifestazioni organizzate da Cgil, Cisl e Uil in Friuli Venezia Giulia. Ad animare cortei e comizi non solo i temi del lavoro e dei diritti, con la preoccupazione per i nuovi segnali di crisi che arrivano anche dalla nostra regione, per la crescente precarizzazione dell’occupazione, per l’aumento degli infortuni sul lavoro: negli striscioni e nei discorsi dai palchi tanti anche gli appelli a un’Europa più giusta e più attenta al sociale, al lavoro, ai diritti dei suoi cittadini e degli immigrati che bussano alle sue porte alla ricerca di un futuro lontano dalle guerre e dalla povertà, ma anche un’Europa capace di difendere la sua unità, minacciata dalla crescita dei partiti populisti.
Come di consueto è stato Trieste il corteo più partecipato, con oltre cinquemila persone lungo il percorso tra campo San Giacomo e piazza dell’Unità. A concludere il comizio il segretario confederale della Cisl Ignazio Ganga: «Se gli ultimi dati sull’occupazione che ci arrivano dall’Istat sull’occupazione sono ancora incoraggianti – spiega – allargando lo sguardo al di là della contingenza mensile si vede che l’Italia è ancora in grandissima difficoltà, con oltre un miliardo di ore di lavoro in meno rispetto al 2008 e un incremento che riguarda soprattutto le fasce di occupazione debole e dei part-time involontari. Anche per questo serve più che mai un’Europa che garantisca parità di diritti sociali e di condizioni di lavoro a tutti». Un appello che il segretario generale della Cisl Fvg Alberto Monticco declina a livello regionale: «Anche in Fvg – rilancia –  occorre dare stabilità al sistema economico e dell’occupazione, intervenendo e sanando il precariato, sempre più sinonimo di sfruttamento, e intervenendo sulla qualità e la creazione di lavoro attraverso politiche attive efficaci, in grado di far dialogare mondo dell’impresa, parti sociali, formazione, sotto la regia di istituzioni presenti. Solo in questo modo potremo, anche sul territorio, dare risposte concrete e porre un freno alle nuove marginalità».