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23/06/2018

La Cgil: Gli esposti all'amianto in pensione cinque anni prima

Reintrodurre il pensionamento anticipato di 5 anni per chi, durante la vita lavorativa, sia stato esposto per dieci anni all’amianto. È la richiesta che torna a lanciare la Cgil di Trieste, rivendicando nuovamente il ripristino di una misura già in vigore in passato, ma cancellata nel 2005: l’istanza è al centro di una proposta di legge ad hoc che il prossimo 9 luglio verrà presentata ai parlamentari eletti a Trieste, nel corso di un incontro che si terrà in via Pondares, nella sede della camera del lavoro.
Ad annunciare l’iniziativa il segretario provinciale Michele Piga, dopo la pubblicazione del rapporto 2017 sull’amianto, che ha evidenziato a livello nazionale un incremento dei casi di malattie asbesto correlate. «Patologie che sono in aumento anche in regione e a Trieste», segnala Piga, ricordando che a Trieste, in particolare, si sono registrati 111 nuovi casi nel corso del 2017, a testimonianza di un trend purtroppo in aumento, e che non ha ancora raggiunto il suo picco. «Riteniamo utile ragionare nel dettaglio su questo dato – spiega ancora il segretario – per contribuire ad una discussione che contribuisca a individuare nuovi interventi mirati, in grado di soddisfare i bisogni delle persone coinvolte ottimizzando le risorse economiche impiegate per farlo».
Quanto alle risposte da mettere in campo e alle relative risorse, per Piga non potranno che essere basate sul criterio centrale dell’esposizione di tipo lavorativo, che «pur non essendo l’unica, incide in modo assolutamente preponderante sugli andamenti epidemiologici, come sappiamo bene a Trieste e Gorizia, che sono tra le 11 province più colpite a livello nazionale in termini di patologie da asbesto, tanto che nell’area giuliana e isontina risiede l’80% dei malati di amianto in Friuli Venezia Giulia, a fronte di una popolazione pari soltanto al 305 di quella regionale». Un duro pedaggio che questi territori pagano alla presenza di due realtà come la cantieristica e il porto, «vitali per la nostra economia – rimarca ancora il segretario – ma segnati da un rischio di esposizione molto elevato, e successivo anche alla messa al bando ufficiale dell’amianto nel 1992». Da qui, come la Cgil ribadirà ai parlamentari nell’incontro del 9 luglio, «la necessità di dare una risposta non soltanto in termini di assistenza sanitaria, ma anche ripristinando i sacrosanti benefici previdenziali che erano stati ingiustamente cancellati nel 2005».