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12/09/2017

Dalla festa di Liberetà a Trieste l'allarme dei pensionati sui redditi

«L’indice di povertà relativa in Friuli Venezia Giulia è cresciuto dal 7,9% del 2014 siamo saliti all’8,7% nel 2015 e al 10,4% nel 2016. Si tratta di una realtà che riguarda purtroppo anche molti pensionati, considerato che uno su tre, il 32%, vive al di sotto della soglia di 1.000 euro lordi mensili e la maggioranza, il 55%, sotto i 1.500 euro lordi. Per questo, dopo la boccata di ossigeno arrivata con la quattordicesima, era importante individuare criteri più efficaci di adeguamento delle pensioni al costo della vita». Questo l'allarme lanciato da Ezio Medeot, segretario generale dello Spi-Cgil Fvg, in occasione di un convegno tenutosi a Trieste nell'ambito della Festa di Liberetà, alla presenza del numero uno dello Spi nazionale Ivan Pedretti e di Cesare Damiano, presidente della Commissoine lavoro della Camera dei Deputati (vedi il comunicato con le dichiarazioni di Pedretti e Damiano). Medeot ha anche denunciato la contrazione degli organici nelle sedi Inps della regione, dove il numero di addetti, inclusi quelli dell’ex Inpdap, è passato dai 780 del 2009 agli attuali 570, «con inevitabili effetti sulle prestazioni erogate agli utenti».
DONNE PENALIZZATE. Temi di grande attualità, quelli toccati dal convegno, tenutosi alla viglia del tavolo Governo-sindacati sulle pensioni, convocato per domani, mercoledì 13 settembre.  Tra le priorità poste dalla Cgil nel confronto con l'esecutivo, al tema dell'adeguamento dell'età pensionabile all'aspettativa di vita, anche la richiesta un riconoscimento previdenziale del lavoro di cura delle donne, che a partire dal 2018, peraltro, si vedranno totalmente equiparate ai maschi sotto il profilo dell’età pensionabile. Ancora oggi, infatti, il cosiddetto doppio carico rappresenta una pesante penalizzazione prima sul lavoro, sotto il profilo sia retributivo che professionale, poi come pensionate. A testimoniarlo il reddito medio delle pensionate, che in regione è di 15.357 euro annui, 7.350 euro in meno rispetto a quello dei pensionati maschi. E la percentuale di redditi sotto i 1.000 euro lordi, che come detto è del 32% in totale, tra le donne sale al 42%. «Numeri – ha dichiarato Medeot – che dimostrano come una vera parità tra uomini e donne, anche sotto il profilo pensionistico, sia ancora molto lontana».
FORNERO E GIOVANI. Al centro del convegno anche i rapporti tra il sistema pensionistico e il mercato del lavoro. «Se in Friuli Venezia Giulia ci sono solo 104mila occupati under 35, contro i 152mila del 2008, questo non è dovuto soltanto alla crisi, ma anche alla riforma Fornero, che ha drasticamente ridotto il ricambio generazionale sul mercato del lavoro», ha dichiarato Villiam Pezzetta, segretario generale della Cgil Fvg. In sintonia con il numero uno dello Spi nazionale Ivan Pedretti e con il presidente della Commissione lavoro della Camera Cesare Damiano, presenti anch’essi a Trieste, Pezzetta ha insistito sulla necessità di evitare ulteriori innalzamenti dell’età pensionabile e di individuare nuovi correttivi alla Fornero, portata avanti dalla Cgil al tavolo con il Governo. «Da un lato – ha spiegato il segretario della Cgil Fvg– è necessario ampliare le platee dei beneficiari di Ape social e dei cosiddetti precoci, in Fvg meno di 1.400 persone quest’anno e meno di 700 nel 2018, dall’altro rendere meno penalizzante l’Ape, che in regione riguarderà al massimo 8.500 persone nel biennio, ma a fronte di una sensibile riduzione della pensione finale».