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20/06/2021

Le contraddizioni dello smart working

Siamo al paradosso. Abbiamo lavoratori che vorrebbero fare smart working ma non glielo concedono, altri che sono obbligati a lavorare a casa anche quando vorrebbero tornare in ufficio». A denunciare la contraddizione, in un’intervista al Piccolo, è Elisabetta Faidutti, segretaria regionale della Fisac, il sindacato Cgil che rappresenta i lavoratori del credito e delle assicurazioni. Il quotidiano ha contattato anche Susanna Pellegrini, della segreteria regionale, che punta il dito nei confronti delle aziende: «Il lavoro agile – spiega – non può essere utilizzato in modo unilaterale, è un diritto dei lavoratori e va regolamentato contrattualmente».
Emblematica la situazione delle assicurazioni, di gran lunga il settore dove è più alto il ricorso allo smart working, tanto che in questa situazione si trova la quasi totalità dei dipendenti. «Quasi il 95% del personale delle compagnie assicurative – spiega – è tuttora in lavoro da remoto e rimarrà a casa fino all’autunno se non fino alla fine dell’anno. Stiamo parlando, per quanto riguarda i gruppi con sede in città, di 1.000 persone in Genertel, almeno 800 per generali e altrettante per Allianz. Il paradosso non è che possano lavorare da casa, ma che siano costretti a farlo. Il motivo? Quello ufficiale sono i vari provvedimenti governativi che hanno incentivato questa modalità di lavoro, quello reale la sicurezza, i forti risparmi sulle misure di prevenzione, pulizia e sanificazione e altre economie, si pensi soltanto ai costi di affitto, utilizzo e manutenzione delle sedi. Il tutto senza ripercussioni in termini di efficienza». Uno stato di cose che però, a gioco lungo, crea malcontento tra i lavoratori: «Premesso che non stiamo parlando di personale con contatti in presenza con il pubblico, come quello delle agenzie assicurative, a fronte di tutto questo i lavoratori e le lavoratrici non hanno percepito a titolo di contributo o rimborso spese, se non delle indennità una-tantum, come ad esempio 150 euro nel caso di Genertel», denuncia ancora Faidutti, senza nascondere la preoccupazione del sindacato anche per gli effetti a lungo termine in termini di isolamento, alienazione, mancanza di contatti e di momenti di aggregazione tra i lavoratori. Tutta una dimensione sociale del lavoro che rischia di venire meno, con ripercussioni anche per l’attività del sindacato, ovviamente, come rileva Susanna Pellegrini, responsabile delle politiche del lavoro della segreteria regionale Cgil.
Le prospettive, per di più, sono di un massiccio ricorso allo smart working anche quando (e se) l’emergenza sarà finita. «In Genertel – spiega ancora Faidutti – si prospetta già il ricorso al lavoro agile per l’80% del personale di vendita alla fine del periodo emergenziale». Una richiesta che i sindacati dovranno naturalmente gestire dal punto di vista contrattuale, affrontando anche temi come quelli della gestione della sicurezza, degli infortuni e del sostegno per le maggiori spese sostenute dalle lavoratrici e dai lavoratori, sui quali attualmente si naviga un po’ al buio.
Situazione opposta sul fronte delle banche, dove il ricorso allo smart working è ormai circoscritto alle persone fragili, oppure alle funzioni interne e alle direzioni. Negli altri casi le richieste avanzate in tal senso dai lavoratori vengono nella stragrande maggioranza dei casi respinte dagli istituti di credito. Pesa naturalmente il fatto che si tratti di un lavoro che prevede il contatto diretto con il pubblico, ma questo non toglie che una percentuale di ricorso al lavoro agile, secondo il sindacato, potrebbe e dovrebbe essere contemplata, «anche alla luce dei positivi risultati che lo strumento ha dato durante le fasi più critiche dell’emergenza, quando anche nelle banche e in tutti gli altri settori dove il ricorso allo smart working è stato massiccio», come fa notare ancora Pellegrini, molto critica nei confronti delle aziende.«Lo smart working – denuncia la segretaria confederale – è prima di tutto un diritto, non si può pensare di utilizzarlo in modo unilaterale e nell’esclusivo interesse delle aziende. Come tale va regolamentato dalla contrattazione affrontando così tutti i problemi che sono emersi sulla sua applicazione, comprese la formazione e il diritto di disconnessione. Prevedere pause, fare distinzioni tra lavorare il giorno e la notte, di sabato e festivi, sui mezzi da utilizzare, evitare le discriminazioni di genere: bisogna allargare la contrattazione e fare in modo che lo smart working e tutte le altre modalità di lavoro siano inquadrate e disciplinate dal contratto»